Nando Popu racconta i retroscena Ecco come la Grotta della Poesia ha ispirato Radici

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“Ho fatto tutti i mestieri, anche il venditore ambulante con mio padre. Ma non ho mai lasciato il sogno della musica”.

Lo ha annunciato sui social, incuriosendo tutti: Radici, una delle canzoni più famose e gettonate, dei Sud Sound System è nata nella Grotta della Poesia piccola, che, collegata alla Grotta della poesia grande, (la più famosa) era un antico santuario. Abbiamo raggiunto Nando Popu, cantante e scrittore dei Sud, a Casalabate, nel Lido Mar de Plata dell’imprenditrice Maria Antonietta Zecca. Invitato dall’imprenditore Lele Tafuro, era protagonista in un dibattito sul Salento, nel corso del Casalabate Art District, un evento che, tra il 24 e il 28 luglio, ha ospitato artisti provenienti da tutta Europa, che hanno reso più colorata Casalabate.

Intanto cresce l’attesa per il nuovo album dei Sud Sound System che uscirà nel 2020. Sul palco vedremo Nando Popu, Terron Fabio e don Rico. Papa Gianni ha deciso di occuparsi degli aspetti amministrativi.  

Noi ne approfittiamo per fare all’artista un’intervista a tutto campo che parte da zero. E molto spudoratamente gli diciamo:

-    Non so nulla di te. Mi perdonerai se ti farò anche domande banali.

Non ti preoccupare.

-    Quando sei nato?

Il 20 maggio 1969. Sono un cinquantenne. Sono un Toro, molto legato alla terra, ma anche e soprattutto al mare… al nostro mare che ti parla di popoli lontani e di culture.

-    Come mai ti chiami Nando Popu

All’anagrafe mi chiamo Fernando Blasi, ma per tutti sono Nando Popu. Mi hanno dato gli amici questo simpatico soprannome perché da piccolo bevevo come gli ippopotami, avvolgendo con le labbra tutto il bicchiere.

-    Hai scritto in un post su Fb che Radici è nata nella Grotta della Poesia a Roca Vecchia. Ci racconti come?

E’ stato il professore Cosimo Pagliara, che oggi purtroppo non c’è più, ad invitarci a visitare con lui il sito archeologico di Roca Vecchia. Scendemmo insieme nella Grotta della Poesia piccola e lì il professore, ci descrisse e ci tradusse, una per una le iscrizioni, lasciate dai nostri antenati sulle pareti. Ci raccontò che tutti veneravano un’unica divinità, il dio Taothor Andideros, il dio dell’Adriatico!

-    E che tipo di iscrizioni c’erano?

Di tutti i tipi. Pregavano il dio per attraversare sani e salvi il Canale d’Otranto, ma c’erano anche iscrizioni di gente che viveva sul posto. Ce n’era una in particolare che ci impressionò: “Fammi fare una buona vendemmia in modo tale che io ti possa offrire vino degno di un Dio come te! 

In quel preciso istante accadde una cosa incredibile… un fenomeno di autosuggestione collettiva: sentimmo tutti un forte odore di botte…di vino. E in quel momento straordinario trovammo l’ispirazione per scrivere Radici…

-    A questo punto canticchio: Se nu te scerri mai le radici ca tieni rispetti puru quiddhe te li paisi lontani…  Simu salentini, te lu munnu cittadini…

Sì… e voglio ribadire questo concetto fondamentale: simu salentini… è vero, ma siamo cittadini del mondo. Quindi non siamo né migliori, né peggiori degli altri.

Si sbaglia quando ci si crede i migliori.

-    Parlami della tua vita. Hai sempre fatto il musicista?

No, a sei anni aiutavo mio padre a vendere stoffe ai mercati. Mi alzavo alle 5 del mattino. Ho studiato all’Istituto tecnico Fermi dove mi sono diplomato in Informatica. Per un certo periodo ho inventato e venduto programmi. Ho anche avuto uno studio di grafica pubblicitaria assieme a Marta, che oggi è grafica di QuiSalento. Ma ho capito che il mio sogno era la musica e che dovevo inseguire e realizzare quel sogno. Non so scrivere sul pentagramma, a differenza di mio figlio Orlando che a 9 anni, studia già musica. Compongo con il computer.

Il gruppo dei Sud Sound System è nato nella Tavernetta di Lele Tafuro a Trepuzzi. Era lì che ci riunivamo per suonare. All’inizio facevamo Blues poi, dal Blues al Reggae il passo è stato breve perché il Blues è molto affine al reggae. All’inizio organizzavamo le dancehall nelle masserie abbandonate, quando ancora le masserie non erano restaurate e facilmente raggiungibili come adesso. Arrivavano i carabinieri e ci lasciavano stare, perché capivano che non facevamo nulla di male.

-    Come nascono le canzoni dei Sud Sound System

Premesso che siamo tutti compositori e tutti autori, l’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti. Io amo fare sport, andare in bicicletta e meditare. La meditazione significa svuotarsi dai pensieri… e quando non c’è pensiero, nasce la creazione”.

Mentre faccio l’intervista, accanto a lui, c’è la moglie Angela. Gli chiedo:

-    E’ lei, così bella ad aver ispirato quella famosa canzone che fa: Beddha manisciate, sciamu a ballare in riva al mare…

No, lei ha ispirato Beddha.

-    Come l’hai conosciuta?

Conoscevo già mia moglie, perché da adolescenti frequentavamo la stessa comitiva. Poi l’ho rivista in carcere.

-    E che ci facevi in carcere?

“Eravamo al carcere minorile, lei nella cooperativa di don Raffaele Bruno faceva arteterapia: insegnava a dipingere ai minori che erano lì. E io organizzavo laboratori per loro. Ci siamo innamorati e non ci siamo più lasciati. Oggi abbiamo un figlio meraviglioso, Orlando, di 9 anni”.

-    Quando ti sei accorto che tu e i Sud avevate ormai toccato l’apice del successo?

Mai. Ogni giorno ripartiamo da zero. Lo pretendo anche dai miei collaboratori. Dobbiamo ripartire ogni giorno con lo stesso entusiasmo di sempre”.

 

 

Nelle foto vediamo Nando Popu con la giornalista Carmen Mancarella e l’imprenditrice Maria Antonietta Zecca del lido Mar de Plata durante l’intervista, 

Nando Papu con la moglie Angela Quarta

Nando Popu con gli amici Marco Blasi, Carmine Calisi, Lele Tafuro e Simona Pezzuto

foto Giuseppe de Giorgi

Nando Popu racconta i retroscena Ecco come la Grotta della Poesia ha ispirato Radici

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“Ho fatto tutti i mestieri, anche il venditore ambulante con mio padre. Ma non ho mai lasciato il sogno della musica”.

Lo ha annunciato sui social, incuriosendo tutti: Radici, una delle canzoni più famose e gettonate, dei Sud Sound System è nata nella Grotta della Poesia piccola, che, collegata alla Grotta della poesia grande, (la più famosa) era un antico santuario. Abbiamo raggiunto Nando Popu, cantante e scrittore dei Sud, a Casalabate, nel Lido Mar de Plata dell’imprenditrice Maria Antonietta Zecca. Invitato dall’imprenditore Lele Tafuro, era protagonista in un dibattito sul Salento, nel corso del Casalabate Art District, un evento che, tra il 24 e il 28 luglio, ha ospitato artisti provenienti da tutta Europa, che hanno reso più colorata Casalabate.

Intanto cresce l’attesa per il nuovo album dei Sud Sound System che uscirà nel 2020. Sul palco vedremo Nando Popu, Terron Fabio e don Rico. Papa Gianni ha deciso di occuparsi degli aspetti amministrativi.  

Noi ne approfittiamo per fare all’artista un’intervista a tutto campo che parte da zero. E molto spudoratamente gli diciamo:

-    Non so nulla di te. Mi perdonerai se ti farò anche domande banali.

Non ti preoccupare.

-    Quando sei nato?

Il 20 maggio 1969. Sono un cinquantenne. Sono un Toro, molto legato alla terra, ma anche e soprattutto al mare… al nostro mare che ti parla di popoli lontani e di culture.

-    Come mai ti chiami Nando Popu

All’anagrafe mi chiamo Fernando Blasi, ma per tutti sono Nando Popu. Mi hanno dato gli amici questo simpatico soprannome perché da piccolo bevevo come gli ippopotami, avvolgendo con le labbra tutto il bicchiere.

-    Hai scritto in un post su Fb che Radici è nata nella Grotta della Poesia a Roca Vecchia. Ci racconti come?

E’ stato il professore Cosimo Pagliara, che oggi purtroppo non c’è più, ad invitarci a visitare con lui il sito archeologico di Roca Vecchia. Scendemmo insieme nella Grotta della Poesia piccola e lì il professore, ci descrisse e ci tradusse, una per una le iscrizioni, lasciate dai nostri antenati sulle pareti. Ci raccontò che tutti veneravano un’unica divinità, il dio Taothor Andideros, il dio dell’Adriatico!

-    E che tipo di iscrizioni c’erano?

Di tutti i tipi. Pregavano il dio per attraversare sani e salvi il Canale d’Otranto, ma c’erano anche iscrizioni di gente che viveva sul posto. Ce n’era una in particolare che ci impressionò: “Fammi fare una buona vendemmia in modo tale che io ti possa offrire vino degno di un Dio come te! 

In quel preciso istante accadde una cosa incredibile… un fenomeno di autosuggestione collettiva: sentimmo tutti un forte odore di botte…di vino. E in quel momento straordinario trovammo l’ispirazione per scrivere Radici…

-    A questo punto canticchio: Se nu te scerri mai le radici ca tieni rispetti puru quiddhe te li paisi lontani…  Simu salentini, te lu munnu cittadini…

Sì… e voglio ribadire questo concetto fondamentale: simu salentini… è vero, ma siamo cittadini del mondo. Quindi non siamo né migliori, né peggiori degli altri.

Si sbaglia quando ci si crede i migliori.

-    Parlami della tua vita. Hai sempre fatto il musicista?

No, a sei anni aiutavo mio padre a vendere stoffe ai mercati. Mi alzavo alle 5 del mattino. Ho studiato all’Istituto tecnico Fermi dove mi sono diplomato in Informatica. Per un certo periodo ho inventato e venduto programmi. Ho anche avuto uno studio di grafica pubblicitaria assieme a Marta, che oggi è grafica di QuiSalento. Ma ho capito che il mio sogno era la musica e che dovevo inseguire e realizzare quel sogno. Non so scrivere sul pentagramma, a differenza di mio figlio Orlando che a 9 anni, studia già musica. Compongo con il computer.

Il gruppo dei Sud Sound System è nato nella Tavernetta di Lele Tafuro a Trepuzzi. Era lì che ci riunivamo per suonare. All’inizio facevamo Blues poi, dal Blues al Reggae il passo è stato breve perché il Blues è molto affine al reggae. All’inizio organizzavamo le dancehall nelle masserie abbandonate, quando ancora le masserie non erano restaurate e facilmente raggiungibili come adesso. Arrivavano i carabinieri e ci lasciavano stare, perché capivano che non facevamo nulla di male.

-    Come nascono le canzoni dei Sud Sound System

Premesso che siamo tutti compositori e tutti autori, l’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti. Io amo fare sport, andare in bicicletta e meditare. La meditazione significa svuotarsi dai pensieri… e quando non c’è pensiero, nasce la creazione”.

Mentre faccio l’intervista, accanto a lui, c’è la moglie Angela. Gli chiedo:

-    E’ lei, così bella ad aver ispirato quella famosa canzone che fa: Beddha manisciate, sciamu a ballare in riva al mare…

No, lei ha ispirato Beddha.

-    Come l’hai conosciuta?

Conoscevo già mia moglie, perché da adolescenti frequentavamo la stessa comitiva. Poi l’ho rivista in carcere.

-    E che ci facevi in carcere?

“Eravamo al carcere minorile, lei nella cooperativa di don Raffaele Bruno faceva arteterapia: insegnava a dipingere ai minori che erano lì. E io organizzavo laboratori per loro. Ci siamo innamorati e non ci siamo più lasciati. Oggi abbiamo un figlio meraviglioso, Orlando, di 9 anni”.

-    Quando ti sei accorto che tu e i Sud avevate ormai toccato l’apice del successo?

Mai. Ogni giorno ripartiamo da zero. Lo pretendo anche dai miei collaboratori. Dobbiamo ripartire ogni giorno con lo stesso entusiasmo di sempre”.

 

 

Nelle foto vediamo Nando Popu con la giornalista Carmen Mancarella e l’imprenditrice Maria Antonietta Zecca del lido Mar de Plata durante l’intervista, 

Nando Papu con la moglie Angela Quarta

Nando Popu con gli amici Marco Blasi, Carmine Calisi, Lele Tafuro e Simona Pezzuto

foto Giuseppe de Giorgi